"Come si fa a lavorare insieme se non ci si vuole bene?". Questa frase, pronunciata da Bernardo Caprotti, patron di Esselunga, alla conferenza stampa milanese di presentazione del suo libro di qualche tempo fa, è emblematica di quello che è un elemento basilare della monarchia industriale italiana: il rapporto tra padre e figlio.
Massima espressione dell'italiana tramandarietà di gestione è quella racchiusa nel bel libro di Filippo Astone, "Gli affari di famiglia".
Considerando che l'Esselunga di Viale Papiniano è stato il mio primo luogo di approvvigionamento cibarie milanesi alla metà degli anni '90, più che altro per la fama di social networking, da emigrante piemontese, mi sono interessato sempre alla vicenda della famiglia Caprotti e della visione che è trasparita dai media.
Ho letto subito due capitoli: uno è quello su Lapo Elkann, del quale ho sempre pensato meglio di quello che la stampa nostrana gli pitturava addosso, l'altro è quello sui Caprotti, un'emblema sconcertante di come spesso la famiglia rappresenti il freno maggiore all'innovazione e di come i giornali del Bel Paese si possano bere l'inverosimile quando non si prendono il tempo di fare un minimo di inchiesta o il personaggio in questione è un savio intrattenitore.
Di Lapo parlo poi un'altra volta, qua ho già ribadito che secondo me non è un pirla vestito da clown ma è un ragazzo, sicuramente, incredibilmente fortunato, che è attualmente a capo di una holding italiana che dà lavoro a talenti italiani e che fattura. Autofinanziandosi. Certo, non partito da povero. Di questi tempi, però, non è poco. E adoro le sue interviste. Pezzo da Novanta.
Torniamo ai nostri amici dei supermercati.
La storia non ve la racconto tutta, la trovate spiegata bene nel libro. In breve diciamo che nel 2004 Giuseppe (figlio), che era amministratore delegato, si offrì di comprare la società. Il padre (Bernardo) disse no e cacciò a calci in culo i suoi manager (indimenticabile la scena delle auto blu nel cortile Esselunga che portavano a casa i licenziati), e spinse via il figlio, non prima di averlo tenuto fino alla fine dell'anno commerciale per fargli firmare il bilancio, incazzandosi con i sindacati, riducendo i prodotti biologici e scorporando l'azienda in modo da creare una società a cui intestare gli immobili (questo, geniale: quando ti vendo Esselunga ti becchi tutto ma intanto mi devi continuare a pagare l'affitto. Capolavoro).
Ovviamente io non conosco ne uno ne l'altro, e non posso quindi dare opinioni di chissà quale qualità. Ma siccome non credo alla propaganda, mi sono andato a studiare un po' le cose (ho fatto lo stesso con la tanto urlata visita di Obama in Africa, poi vi dico), e alcune le ho trovate in questo libro.
Dunque: Giuseppe, manager, a quanto affermano sindacati e dipendenti, persona a modo, è stato cacciato dall'azienda. Ovviamente, nell'Italiota oggettività delle analisi, molti lo hanno dipinto come un inetto, il solito figlio di papà che ha cercato di mettere le mani su un giocattolo più grande del suo finendo per rovinare il divertimento.
Una umiliazione della madonna, in un Paese come il nostro che non vede l'ora di mettere alla berlina qualcuno più bravo o più ricco di noi, e dove già è difficile avere una seconda chance, figuriamoci quando devi perdere tempo a toglierti il fango di dosso. Quindi: non solo sei uno in gamba che sta cercando di togliersi di dosso il peso del padre, ma proprio quest'ultimo ti rifila un calcio nelle palle, ti dipinge come un pirla, torna alla carica a comandare le truppe e depura le fila dai colonnelli fedeli al fedifrago, mentre tu, incazzato come una bestia, leggi tutti i giornali e già sai che, quando la gente ti incontrerà per strada, avrà quel sorrisino ebete che dice "io non valgo un cazzo, però tu eri solo un ricco rampollo che non è stato manco capace di rimanere dove ti hanno messo".
Ora, io, che sono un tipo paziente, avrei probabilmente preso il papi a colpi di Lavalamp accesa, ma Giuseppe, che è uno evidentemente più calmo, ha preso altre strade
Nel frattempo, al papà scatta la fobia anti-Comunista. Li vede dappertutto. Sempre. Giunte rosse che bocciano i suoi piani di nuove aperture per poi concederli alle COOP ovunque e comunque, sindacati bugiardi che aizzano la stampa di regime nel distruggere la percezione di una azienda idialliaca, il foglio stalinista La Repubblica che dedica troppo spazio alle proteste in seguito alla mancata concessione della pisciata peruviana, seguita da pestaggio ad opera di ignoti nei bagni dello stesso supermercato.
Per carità, ognuno è libero di credere quello che vuole. Anche se, il papà, sempre alla conferenza stampa di presentazione del SUO libro, tra l'altro ovviamente venduto in tutti i supermercati, non quello di cui parliamo qua, alla domanda "ma perché non è andato in magistratura invece di lamentarsi e dirlo nel libro (che sta promuovendo, nda)?", ha risposto: "ma, beh, ... insomma, cosa vuole, tempo fa, casi sporadici, ora magari lo faremo su un altro caso, anzi sicuro lo faremo, però una volta... e poi ce ne son tanti eh.... non abbiamo le prove, ma ce ne sono". Ecco, le prove non c'erano, semplicemente perché, a quanto riferisce Astone, chei fatti se li è andati a cercare, erano tutte palle. Semplicemente Esselunga voleva giocare con le sue carte e le Coop sono scese a più miti compromessi. Semplice.
Ci sono tanti video interessanti: a me piace questo in cui Caprotti papà spiega che un ne(.)ro non può fare il meccanico della BMW.E i risolini dei giornalisti in sala, l'accondiscenza al vecchio (in senso di esperto) commerciante che conosce tutto e tutti, così potente da tirare una steccata ad Agnesi nonostante produca la sua pasta, il fatto che non si vadano a vedere i fatti, ma si riporti quello che ci fa stare bene ridendo in macchina mentre torniamo dall'evento, è perlomeno ridicolo.
Ora, io non sono un analista finanziario, ma temo che il valore patrimoniale e/o commerciale di Esselunga, che considero un patrimonio italiano, si vada deteriorandosi per la mancanza di tempismo e visione, questa è una delle ulteriori conferme dell'arretratezza del nostro sistema capitalistico e della mancanza dell'ecosistema di innovazione che sta fottendo il nostro bel paese: dove i padroni si arricchiscono meglio che possono senza reinvestire, dove i padroni si autodividono stock option che non producono ricchezza (e grazie a questi imbecilli, e alla inettitudine del legislatore anche le mie stock option, basate su un modello di performance americano, sono stratassate nonostante abbiano funzioni totalmente diverse), dove i figli non osano perchè non sanno come fare o non glielo fanno fare, dove se sei bravo bisogna tagliarti le gambe, perché altrimenti si vede quanto io non lo sia. O dove semplicemente, per motivi di età, i capiazienda credono ancora che il mondo non sia cambiato sotto i loro piedi.
Che peccato.


Ho lavorato qualche hanno con Giuseppe Caprotti e avendo visto quanto scrivete sul vs. blog mi permetto - ad insaputa di Giuseppe - di mandarvi un brano tratto da una lettera che gli ho mandato quest'estate.
Penso che questo pezzo riassuma molto bene i sentimenti che il padre deve aver provato per il figlio tanto odiato.
"Purtroppo l'odio tra consanguinei esiste e a tal proposito Le consiglio di leggere il capitolo di Astone su Berger, un altro personaggio che ha scritto un libro contro il proprio figlio che ha "eliminato" dalle sue aziende perchè non gli ubbidiva...
"Onora il padre" inizia in modo simpatico ma finisce molto male anche perchè, come vuole la tradizione di questi vecchi pazzi, sparla molto del figlio e di altri ma non documenta assolutamente nulla!
Alla fine della lettura di "Onora il padre" ho buttato il libro nella pattumiera.
cordiali saluti"
Scritto da: Pluto | 27/10/09 a 16:16
Ciao, sono filippo astone, l'autore del libro Gli affari di famiglia.
Complimenti per il post, scritto in modo brillante (fai il giornalista anche tu? sembrerebbe..).
Mi sono permesso di riprodurlo, citando ovviamente la fonte, sul blog
del libro: www.gliaffaridifamiglia.it
Buona giornata
filippo astone
Scritto da: filippo astone | 02/11/09 a 10:59
Ciao Filippo, grazie per i complimenti. No non sono giornalista (anche se mi piacerebbe molto, chissà un giorno..) ma lavoro con molti giornalisti in gamba, dall'altra parte, quella aziendale. Io faccio questo: http://sottorete.typepad.com/about.html
Il libro è scritto alla grande. Bevuto in due giorni.
Scritto da: Stefano Hesse | 02/11/09 a 13:03
Mi accorgo solo ora, rientrato in città, di avere erroneamente dimenticato di inserire il testo della lettera citata nel mio precedente post.
Mi scuso e prego il Sig. Astone, se lo ritenesse opportuno, di ripubblicare il testo intero. Grazie.
Ho lavorato qualche hanno con Giuseppe Caprotti e avendo visto quanto scrivete sul vs. blog mi permetto - ad insaputa di Giuseppe - di mandarvi un brano tratto da una lettera che gli ho mandato quest'estate.
Penso che questo pezzo riassuma molto bene i sentimenti che il padre deve aver provato per il figlio tanto odiato.
“… Per me è difficile immaginare l’ampiezza del tumulto emotivo e della pressione che devi aver subito questi ultimi anni dopo il “colpo di stato”. Rabbia, dolore, orgoglio ferito, delusione, odio, voglia di rivincita, disperazione, amarezza, solitudine e anche incredulità devono essere state presenti. Leggendo vedo i tanti segni di tuo padre che perfino io riconosco così bene nonostante il mio corto soggiorno al tuo fianco: il suo indiscutibile talento imprenditoriale, il marchio della sua personalità ed il suo carisma ma anche la sua prepotenza, il suo attaccar brighe, le esagerazioni teatrali, il fanatismo, la mania del controllo.
E’ straordinario che tu sia riuscito a raggiungere quel livello di imprenditorialità talentuosa così giovane e in un modo così diverso dal suo: comunicando con la gente, motivandola, usando la delega, lasciando spazio ed una certa dose di fiducia alle persone. Sono sicuro che questo ha giocato moltissimo sulla mente di tuo padre in tutti quegli anni. La gelosia è una cosa terribile, sai, assolutamente corrosiva. Da quello che ho visto lui era abituato a gestire le persone con una forte dose di paura, e nonostante ciò era fortemente irritato nel vedere persone spaventate a morte da lui. Non amava gli stupidi ma disprezzava ancor più i vigliacchi. Non ti ho mai visto affrontarlo verbalmente ma ti ho visto agire con quella determinazione ferrea tipicamente tua, con una tranquillità apparente ingannevole (ti ricordo contro Coca- Cola!), ottenendo risultati che doveva ammirare dentro si sé, se non apertamente: l’introduzione del non food, la Fidaty, la pubblicità, la comunicazione e soprattutto il fatto che le persone non solo ti rispettassero ma che tu gli piacessi.
Deve essere arrivato ad un punto dove era molto irritato perché stavi ottenendo risultati straordinari ma in un modo che era all’opposto al suo. Penso che il “colpo di stato” abbia significato reimporre il suo modo di gestire le cose che lui aveva sempre considerato il migliore e, ovviamente, l’unico, perché Suo. E non poteva sopportare di lasciare il centro della scena.
Ma tu eri un rivale troppo forte. Tu facevi tremare la – sua – barca.
Che peccato, avreste potuto formare una squadra formidabile e complementare, quando ci penso…”
Purtroppo l'odio tra consanguinei esiste e a tal proposito Le consiglio di leggere il capitolo di Astone su Berger, un altro personaggio che ha scritto un libro contro il proprio figlio che ha "eliminato" dalle sue aziende perchè non gli ubbidiva...
"Onora il padre" inizia in modo simpatico ma finisce molto male anche perchè, come vuole la tradizione di questi vecchi pazzi, sparla molto del figlio e di altri ma non documenta assolutamente nulla!
Alla fine della lettura di "Onora il padre" ho buttato il libro nella pattumiera.
cordiali saluti e grazie ancora.
Scritto da: Pluto | 02/11/09 a 13:48
Io lo aggiungo volentieri al mio blog, nessun problema, anzi è una cosa che mi gratifica.
Però sarebbe più corretto se lo facesse lei.
Basta andare all'indirizzo del blog (ww.gliaffaridifamiglia.it) e loggarsi per commentare.
Che ne dice?
Scritto da: filippo astone | 02/11/09 a 14:29
Gentile Astone,
ha ragione non consideravo questa possibilità e l'avrei fatto sicuramente.
Ho tuttavia notato che mi ha preceduto.
Grazie ancora e ai prossimi post.
Scritto da: Pluto | 03/11/09 a 15:08