A Roma ho incontrato diversi esponenti governativi, persone devo dire notevolmente in gamba, con molte idee e voglia di fare. Abbiamo discusso molto su quali possono essere le possibilità, per il nostro Paese, di recuperare il terreno perduto nel campo dell'adozione tecnologica.
Abbiamo parlato molto di scuola, anche presso la commissione Cultura del Senato, e di come le migliori iniziative passino sempre attraverso la creatività e l'inventiva di insegnanti intelligenti. Alcune di queste iniziative troveranno sfogo in una attività di best practices sharing in fase di creazione. Certo, le idee sono valide ma spesso ci si scontra con una realtà dei fatti composta da budget risicati, computer obsoleti, costose licenze software e un rapporto computer/alunni deficitario; ma qualcosa potrebbe iniziare a muoversi.
Un elemento importante, contenuto nell'ultima Finanzaria, è la modifica dei capitolati di spesa per le scuole, che avranno maggiore autonomia decisionale nella spesa. Per esemplificare: se prima una scuola aveva 30 euro per le penne, 30 per le sedie e 30 per i computer, ora l'istituto avrà 90 euro da spendere a proprio piacimento. In questo modo si eviteranno tasche di budget inutilizzati che non potrebbero essere spesi per le reali esigenze quotidiane.
Insomma, in vari ministeri e commissioni, ho incontrato gente che sta lavorando, davvero, su idee generalmente valide. Staremo a vedere. C'è da dire che l'approccio alla tecnologia e l'apertura mentale all'adozione di piattaforme utili e gratuite è ancora una strada del tutto in salita.

Superare i problemi del 'digital divide' non sarà un processo semplice, nè potrà concludersi presto. Nell'immediato é già importante sapere, grazie anche alla tua testimonianza, che un progetto di innovazione sia stato avviato: bisogna attendere che i benefici si concretizzino, e veramente si estendano a tutte le persone.
Se il digital divide si può combattere, é proprio dall'inclusione sociale che si dovrà partire. Nella speranza che l'impegno della politica non si interrompa, e che l'azione intenda rispettare tutti, ovunque.
Scritto da: Claudio Iacovelli | 19/02/07 a 13:55
Con alcuni amici e colleghi sto realizzando un progetto rivolto ad un concorso per abbattere il digital divide ma non solo nei comuni,il tuo post mi è un utile spunto. Mi farebbe piacere ricevere il patrocinio di Google, che ne pensi ? Se vuoi saperne di più Stefano scrivimi pure.
Scritto da: Dario Salvelli | 20/02/07 a 11:21
Detto così sembra un passo avanti, il problema è che in realtà con le disponibilità economiche attuali delle scuole, i teorici 90 euro bastano a malapena a comperare le penne, per cui, se prima una scuola era obbligata a spendere 30 euro per i computer, ora probabilmente non spenderanno più nemmeno quelli.
Come vedi dipende dai punti di vista... e da quanto sono "illuminati" i dirigenti scolastici.
Scritto da: Roberto Felter | 20/02/07 a 17:36
da qualche parte bisognerà partire.
Scritto da: Stefano Hesse | 20/02/07 a 22:34
ad esser sincero, io volevo "attaccarti" un po' per dirti che poi, 30+30+30 fa comunque 90.
ci ho ripensato e non ho commentato.
come d'abitudine l'ho riletto almeno tre volte, e, credo che un punto focale sìa l'attività di "best practices sharing" (che non so cosa mai voglia dire, ma credo d'averlo intuito)
in pratica, volevo augurarvi buon lavoro.
(ogni minuscolo insignificante blogger italiano dovrebbe fare la sua parte)
Scritto da: googlando Z | 21/02/07 a 07:31
intanto gli insegnanti si arrangiano e si aprono i loro blog:
http://hagakure.it/il-blog-della-prof
Scritto da: Marco Massarotto | 30/11/07 a 16:36