Party rules
Giovedì ho avuto il piacere di partecipare alla festa di lancio della nuova xbox 360. Oltre a salutare qualche amico, è stata l'opportunità per fare i paragoni con la precedente festa di lancio della PSP.
Una delle cose che balza all'occhio è, evidente, la differenza quali-quantitativa con le vecchie feste del mercato entertainment del 2000-2001 (ancora ricordiamo la stupenda festa di lancio della xbox all'Alcatraz, con attività esterna di guerriglia marketing da parte di Sony. Stupendo). Ma è una situazione comune, allora si spendevano anche troppi soldi.
Eppure qualcosa manca, manca il senso. Manca l'opportunità, manca la relazione con le emozioni del prodotto e, cosa importante, manca la community appassionata, quella che fa vivere i valori della marca e fa comprare il prodotto. Ragioniamo: io sto per lanciare la console che, a detta mia, rivoluzionerà il mercato dell'intrattenimento casalingo (la xbox si autovende come media center, piuttosto che semplice console), creo una festa nel centro di Milano e cosa voglio fare?
Beh, io tenderei a rendere l'evento unico. Ma quando dico unico, lo intendo per chi i soldi per quella console li spende, per chi la aspetta da mesi, per chi non ha ancora deciso ma ha l'amico di riferimento al quale chiedere, per chi magari non ha spesso occasione di andare a feste che ne so, cool, funky e stronzate simili. Un brand deve rendere felici i propri appassionati, non noi dementi markettari. Io a che servo? Ho fatto qualche foto, bevuto gratis con qualche amico (che a dire il vero aveva opinioni simili alle mie). Basta. Non una grande festa. Eppure quelli di xbox sono bravissimi e hanno il potenziale di marchio per creare cose uniche.
E se si fossero portati al locale... che ne so... anche i primi 200 che hanno prenotato la xbox dicendogli: hai prenotato la cosa più bella del mondo, vogliamo ringraziarti e renderti felice per una notte. Vieni alla festa xbox, porta i tuoi migliori amici e allo scoccare della mezzanotte riceverai dal team xbox Italia la tua console nuova di zecca. Ovviamente berrai gratis tutta la sera e vedrai anche qualche demivip, letterina e un po' di gente che è lì per dire che è entrata eccetera.
Ora, è vero che mischiare i ricchi della Milano dalla barba finto-mal-tagliata e il ciuffo definito con quei barboni che la console devono pagarla a prezzo pieno facendo la fila alla cassa non è cool, ma sicuramente ci avrebbe lasciato un messaggio chiaro, positivo, divertente e virale della serata.
E' comunicazione, niente di difficile. La comunicazione è fatta dalle persone, per le persone. Sicuramente mi ha fatto piacere essere fermato da una stupenda ragazza che mi ha detto: apri la busta, dentro c'è un adesivo con un robot, se ti va puoi appiccicarlo su quella parete con gli altri. Alla mia richiesta, alla seconda dea, "e a che serve?", la sua risposta "a nulla", ho capito che quei free drink era ora di usarli.
Per la cronaca, la festa Psp era organizzata in due: una cena sulla quale ci hanno massacrato gli zebedei per farci capire quanto fosse esclusiva, per poi capire che eravamo dispersi in un capannone con le stesse facce delle stesse feste. Ma almeno lì la parte discotecara è stata molto ben organizzata, concerto di Elisa e, soprattutto, Dorfmeister (ma perchè mischiarli, bastava il secondo...) compresi.

Bisognerebbe fare degli eventi proletari per i nerd... :-)
Scritto da: Giuseppe Mazza | 04/12/05 at 22:22
si tutto condivisibile, ma cos'e'una "barba finto-mal-tagliata" ?
Scritto da: AndreAmsterdaM | 04/12/05 at 23:58
sono i radical chic, quelli che vogliono apparire casual e che invece curano nel minimo dettaglio la barba "finta tagliata male" il capello "finto spettinato" etcetcetc....ad amsterdam non ci sono questi personaggi? ;)
Scritto da: silvia | 05/12/05 at 13:37
ah! io pensavo quella fosse una barba incolta. mal tagliata in me evoca basette trasandate e peli superflui sul collo. p.s. I radical chic, nella accezione tomwolfiana, si sono estinti dieci anni fa, methinks.
Scritto da: AndreAmsterdaM | 05/12/05 at 13:50