Eccomi di nuovo. Mi avete cazziato perche' sono via da troppo. Giusto. Ecco cosa vedo. Vedo decine e decine di ingegneri su divani colorati o per terra che smanettano e scrivono a velocita' inaudite cose che non capisco. Vedo 2 ragazzi che si sfidano a un picchiaduro alla PS2. Vedo uno che, seduto su una poltrona massaggio, tiene una conference call con la Corea. Apro il frigo e prendo una birra. Esco dal quarto meeting consecutivo, passa uno e viene a stringermi la mano. Si chiama Sergey. Mi giro e vedo uno con delle orecchie da gatto. Mi presentano decine di persone. Operosissime. Rilassate. Sorridenti. Tornano a lavorare. Il mio capo arriva in ufficio con una mazza da hockey e le ciabatte infradito. Poi si siede e parla con Business Week, poi chiama gli uffici europei per un update finanziario. Mi fermo qua per non rompervi le palle. Ma una energia cosi', in un posto di lavoro, non l'ho mai respirata.
E per tutti voi pirla che ve la tirate dicendo che lavorate fino a tardi perche' siete dei business men, qua si arriva alle 8.30 e alle 18.30 ce ne andiamo per giocare a beachvolley. Sapete perche'? Perche' qua hanno tutti i giochi del mondo, ma nessuno perde tempo. E la qualita' della nostra salute si rispecchia nella qualita' del nostro lavoro.
Dedicato a quei poveretti insani di mente che sono contenti quando i ragazzi dei loro team si fermano fino alle 9 di sera: gli avete mai chiesto cosa fanno fino a quell'ora? Non mi direte che siete tutti piu' impegnati dei nostri VicePresidenti? Datevi una svegliata, imbecilli.
Baci da MountainView, California.
Non so se sono più morto dall'invidia o colpito dalla "ramanzina"... :-|
Scritto da: Giuseppe Mazza | 23/07/04 a 08:21
Invidia per tutto, tranne che per la presenza di americani in infradito. Se lavori in climi caldi e vicino al mare, almeno completi di lino e mocassini, suvvia... ah, questi americani.
Scritto da: Giordano | 23/07/04 a 10:54
BeachVolley? Una settimana e faro' solo quello!
Comunque invidia anche da me... e saluti da Virgilio senza condizionatori :-(((
Scritto da: Lucio Staiano | 23/07/04 a 11:29
Almeno io l'aria condizionata ce l'ho ancora, anche se da molto tempo non ho più la Polistil in ufficio. :)
Okey Ste, potremmo essere d'accordo al 99,9 periodico per cento, però tu - e voi tutti che a cavallo del 2000 avete vissuto un certo ambiente -dovresti riconoscere che c'è stata una fase in cui anche da noi si lavorava in maniera forsennata e - quando possibile - divertendosi: penso a Corradino e Signoretti di eDreams o Riki Donadon ed eTree, l'avventura del Cip per JobPilot o quella di Pietro Gentile per SanPaolo. Poi però è successo qualcosa che viviamo in parte ancora oggi: il ritorno dei dinosauri. E il film è finito, anche per molte altre ragioni che conosciamo tutti (e poi sono a casa di Ste e non mi sembra corretto approfittare troppo della sua ospitalità).
Okey, apriamo dibattito (civile e critico per cortesia) e vediamo quanti possono permettersi di riproporre oggi ambienti come quello che descrivi nelle nostre realtà italiane.
Attendo vostre notizie, bye
M
Scritto da: Marco | 23/07/04 a 11:45
BELLA STE! (come dicono i miei amici giòvani)
Non vorrei allargare troppo il mio commento, però mi sembra che qui da noi (Milan, Italy) pur di mostrare di far qualcosa in ufficio fino a tardi la gente si inventa l'inverosimile (ci sarà un motivo se i giochi in java e flash in rete spopolano, no?).
Le realtà aziendali che un tempo avevano tutto gratis in ufficio un giorno hanno tirato una riga e hanno visto che gli costava troppo e l'hanno tolto, molte hanno chiuso ma non lo hanno fatto di certo perchè c'era del cibo in ufficio, semplicemente il loro business non stava in piedi.
Qui da noi non è pensabile avere strutture come quelle che ha G semplicemente perchè a Milano si paga anche l'aria (inquinata) che si respira, figuriamoci avere degli spazi da dedicare alla ricreazione, però una piccola stanza/palestra con doccia potrebbe essere alla portata di molte aziende, per non parlare di una tv con ps2 per i patiti di videogiochi che puoi anche scaricare dall'imponibile :D.
In ogni caso, non avendo un'azienda, le mie sono solo ipotesi, se mai l'avrò vi saprò dire come sarà organizzata la ricreazione ;).
Lucio torna in ufficio che hanno ripristinato l'aria condizionata!
Scritto da: Luca | 23/07/04 a 14:47
Però nota che tu parli di "ricreazione"... Quello che ha descritto Stefano a me sembra diverso: è un mood, un approccio al lavoro. Tutti ricordano gli articoli su E-Tree o Alchera o le altre grandi webagency italiane: di nuovo, il calcetto o i massaggi erano il contorno, finito il calcetto nessuno andava in ufficio con la divisa come il capo di Stefano...
Scritto da: Giuseppe Mazza | 23/07/04 a 15:58
Esatto Giuseppe. Marco: lo stai dicendo proprio a me (e a Luca) che con iBazar abbiamo portato questa filosofia. Il discorso e' un altro, ed e' proprio quello che Giuseppe evidenziava. Si tratta di approccio al lavoro. E ti assicuro che anche le realta' che si possono permettere il calcetto in ufficio a volte si comportano in maniera patetica. Credimi. Se riuscissimo a essere piu' intelligenti, ti assicuro che anche i dinosauri ne gioverebbero. A voi.
Scritto da: Stefano Hesse | 23/07/04 a 16:46
Sono d'accordo Ste, le operazioni di facciata hanno fondamenta fragili: quanti ricordano quella responsabile di Andala che portava la neonata in ufficio (e la mossa venne abilmente usata per ottenere qualche pagina di rotocalco sul fenomeno)? Sappiamo come è evoluta la storia di Andala.
Ricordo anche, e se giri in Rete troverai ancora qualche mio articolo, dello spirito assolutamente genuino che avevate in iBazar. Però, lo dico con cognizione, non esistono molti Stefano nelle aziende di qualunque dimensione, piuttosto il contrario, esiste gente che "quando distribuivano l'intelligenza è rimasta chiusa in ascensore", e se il tuo AD le affida un ruolo chiave, se di questi scienziati ne hai i 3/4 delle prime linee, allora il dinosauro può insistere nel suo percorso involutivo, mentre a te non resta altro da fare che cercare un nuovo ingaggio, consapevole che in ogni caso è molto più probabile che finirai in una realtà analoga piuttosto che in una delle società intelligenti che comunque si possono anche trovare. Personalmente, se mi risvegliano dal coma farmacologico in cui mi hanno blindato, posso provare a comportarmi in maniera intelligente (niente sorrisini please), ma siamo sicuri che i dinosauri siano interessati da questa eventualità? L'esperienza personale mi ha portato ad un buon numero di aumenti di stipendio, ma solo a quello. A voi la replica
PS, hai in programma di venire a Torino?
Scritto da: marco | 23/07/04 a 17:51
Sinceramente tutte queste storie sulle aziende che incitano i dipendenti a vestirsi da giocatori di hockey, giocare a calcetto e masturbarsi sulla scrivania mi hanno sempre dato un pò fastidio, una specie di irregimentazione al contrario. Personalmente, se entro in una riunione con un "non tecnico" (responsabile sales, marketing, business development etc.) e lo trovo vestito da hippy o da marinaio provo un certo fastidio. Ho sempre creduto che dopo i 18 anni un gentiluomo debba portare la cravatta in ufficio, a cena e in qualunque occasione formale, e ho sempre seguito questa regola. Ognuno poi è libero di fare quello che vuole, ma che non mi si rompa le palle dicendo che sono meno creativo, intelligente o efficace sul lavoro perchè ho un pezzo di stoffa legato attorno al collo. E'razzismo al contrario, questo.
Scritto da: Giordano | 23/07/04 a 18:02
Vedi Giordano, la differenza e' qui stiamo parlando di aziende che non ti incitano a fare un beneamato cazzo, ma semplicemente ti rendono libero di fare quello che vuoi, basta che porti i risultati. Poi sei libero di venire in cravatta o in shorts, dato che le cose piu' interessanti stanno nel tuo cervello e non nella tua giacca tre bottoni. Per cui stiamo parlando di gente abbastanza intelligente da capire quale puo' essere il dress code quando ha una riunione, suvvia. Inoltre non mi sembra di aver parlato di vestiti, ma di mood e di orari aziendali. Se sei creativo lo capisco dai tuoi progetti, non dal fatto se sei incalappiato con una Marinella 2 colori o se sei in t-shirt, su.
Scritto da: Stefano Hesse | 23/07/04 a 18:08
Ancora d'accordo con Stefano. Ho visto teste di legno con addosso un abito di sartoria oppure con un look degno di una caduta rovinosa nell'armadio, piccoli talenti, geni sempre pochi dalle mie parti, con un corredo di piercing in grado di mettere a soqquadro il sistema d'allarme della BdI, oppure vestite come persone normalissime, attente a coprirsi seguendo il proprio gusto, attente soprattutto a non finire dentro qualche cliché.
Sono razzista, insistendo ad indossare abito e cravatta sempre, sono razzista perché alle teste di legno dopo un po' smetto di offrire opportunità mentre a chi tenta di rendersi utile mettendoci del suo dimostro gratitudine. E sono anche un po' pirla perché porto sempre i risultati che mi vengono chiesti, ma non riesco a rispettare gli orari aziendali. E poi perché credo che Battistoni abbia maggiore sobrietà rispetto a Marinella, ma finisco per comprare Ferragamo.
Scritto da: marco | 23/07/04 a 18:20
In parte è vero. In parte no. Ripeto: se in azienda non ti interfacci con l'esterno, per me puoi anche vestirti da clown o da soldatino. Se vai sul cliente, devi avere per l'appunto l'intelligenza di presentarti adeguadatamente. Dato che poi non viviamo nel paese dei Balocchi, ho avuto spesso modo di notare come in certi ambienti (banche, grandi aziende, p.a., finanza ecc.), non solo la differenza tra essere in t-shirt o in giacca e cravatta, ma tra avere una Marinella e una cravatta dozzinale porti a un diverso atteggiamento degli interlocutori. Se dunque non faccio il massimo anche per apparirgli al meglio, e aumentare le possibilità di fare business, sono semplicemente scemo, non creativo. Ho capito che non parlavi di vestiti nel post originale... era in alcune delle risposte che mi sembrava affiorasse il vecchio assioma "siccome siamo new economy, giovani e smart, possiamo fare il cazzo che vogliamo". Lo pensavo anch'io, poi ho capito che il "dinosauro" con 30 anni di esperienza alle spalle sarà pure old, arretrato o quello che vuoi, ma ha imparato tante cose che io ancora non so, e conviene starlo ad ascoltare. Spero che il disastro del 2001 ci abbia insegnato almeno questo...
Scritto da: Giordano | 23/07/04 a 18:24
E adesso d'accordo con Giordano. Almeno sul fatto che quelli che dopo il 2000 hanno continuato a mangiare e cambiarsi la macchina grazie a bit e @ "devono" avere imparato qualcosa. Sui dinosauri passo la mano, nonostante abbia sollevato io la questione, perché forse la mia visione non è davvero completa ma limitata alla frequentazione di alcuni di questi, ragione che potrebbe portarmi a commenti privi di effettiva imparzialità
Scritto da: marco | 23/07/04 a 18:29
Ho capito meglio cosa intendi Giordano, sono d'accordo.
Scritto da: Stefano Hesse | 23/07/04 a 18:31
Ciao Giordano, sono d'accordo sul fatto che dal cliente "devi parlare la sua lingua", e' uno degli assiomi fondamentali della comunicazione. A me e' capitato anche il contrario: andare dal cliente che si presenta in t-shirt o in canottiera e capire che gli danno assolutamente fastidio le formalita' (e io ero in giacca e cravatta con 40 gradi all'ombra)... la volta dopo ci vado quasi in jeans.
La questione dell'ambiente "rilassato" (ma non lassivo) dipende molto anche dai risultati che ti chiedono... il relax va a quel paese quando gli obiettivi aziendali sono basati su stime deliranti e non "aggiornate" e quindi le pressioni salgono a dismisura, specie se il tuo ruolo in azienda e' quello di portare i soldi. Non so se a MountainView hanno di questi problemi e come li vivono, mi piacerebbe saperlo.
Scritto da: lucio staiano | 24/07/04 a 07:49
Attualmente problemi non ce ne sono, per cui ovviamente il clima e' uno dei piu' sereni mai incontrati. Questo e' dovuto anche al momento storico dell'azienda, sicuramente il migliore. Devo dire che tutto dipende dal fatto di avere del buon management che sceglie dei buoni team (semplice, eh? Io e Luca ne sappiamo qualcosa...). Da questo dipendono stime corrette, motivazione del personale, umanita' nella gestione dei rapporti. E, naturalmente, centinaia di altre cose.
Scritto da: Stefano Hesse | 24/07/04 a 18:21
Subscribe di nuovo Stefano. A proposito di dress code: venerdì ho avuto un meeting con un consulente di Gea. È arrivato in polo e per prima cosa si è scusato di non avere giacca e cravatta: ridicolo. Secondo caso: stamattina commerciali di Telecom Italia. La lei del team era in tailleur ma appariva trasandata, il lui aveva giacca e cravatta ma ha fatto tutto il meeting in camicia col collo sbottonato e cravatta allargata. Riflessione finale: se vuoi calarti nella parte, stacci fino in fondo...
Scritto da: Giuseppe Mazza | 26/07/04 a 10:40
io mercoledì vado da un grande centro media con le infradito (di cuoio e molte belle, però :-)
Scritto da: Massimo Moruzzi | 26/07/04 a 11:45
beh, tu paghi ;-)
Scritto da: Stefano Hesse | 26/07/04 a 12:22
Esatto... Tu sei il "cliente". Io oggi non ho né giacca né cravatta: ma non devo convincere nessuno... ;-)
Scritto da: Giuseppe Mazza | 26/07/04 a 13:16
Beh io sono stato appena "espulso" da un'azienda che ha tenuto i piedi per terra fino al 2004 superando ogni crash e boom e poi puntualmente ha accelerato troppo. Non so se qualche dinosauro in più avrebbe giovato (bastava ascoltare), ma G è in un momento tanto fortunato che può soo andare male :-) (perdonami Stefano, non è pessimismo :-))
Il clima comunque a Helsinki, era lo stesso che descrive Stefano. Saturo. E chi giocava alla playstation in saletta caffè poteva permetterselo all'interno del ruolo aziendale! (gaming company...)
La cosa veramente sorprendente è quanto queste aziende riescano ad evitare la stragrande maggioranza di chi è rimasto in ascensore. E' forse il loro pregio maggiore.
Infraditamente vostro, pecus
Scritto da: Matteo Fogli | 27/07/04 a 07:43
Matteo, che cosa aggiungere?
L'unica cosa sensata che mi viene in mente è che le aziende, superato l'entusiasmo iniziale proprio degli esordi, devono sempre essere amministrate dimostrando intelligenza, e - purtroppo - non posso dire di avere sempre visto casi strabilianti, e non è una questione anagrafica, lo avrete capito, ma di "agilità mentale".
Se sei ancora in città passa a trovarmi, sarebbe interessante proseguire il nostro confronto.
Scritto da: Marco | 27/07/04 a 09:02
ste ma per quanto tempo ci resti là? ecco, dalla vita che fai spero per te il più possibile, ostrega! ;) ciaooooo!
Scritto da: giorgia vezzoli | 27/07/04 a 09:24
mi spiace deluderti, gio', ma quella e' la vita che fanno gli ingegneri, io sono in meeting tutto il giorno, per ora :-)
Scritto da: Stefano Hesse | 27/07/04 a 09:58
beh ma sai a stare con lo zoppo...no? no eh? ok.
Scritto da: giorgia vezzoli | 27/07/04 a 14:21